Hiatus irrationalis. Un sonetto di J. Lacan

Hiatus irrationalis (Πάντα ῥεῖ). Una poesia del giovane Jacques Lacan.

Böhme

Nel 1929 Lacan scrisse un sonetto che giudicò sufficientemente riuscito, o sufficientemente importante, da pubblicarlo su “Le Phare de Neuilly” nel 1933. L’analisi di questo sonetto mostra che è il saggio di Alexandre Koyré su La philosophie de Jacob Böhme a sorreggere il poema di Lacan. Si vede come il poema può esprimere, sinteticamente e con i propri mezzi, quello che la prosa sviluppa. E pure come, in una certa misura, Lacan si affranca dal pensiero di Boehme. Non di meno, come in Boehme, vi è una “mistica” nel sonetto di Lacan – poiché se la luce del faro pensante è un fallo, l’acqua che scorre è simbolo del godimento femminile. Così, pensiero creativo e atto generatore sono legati.

(Annick Allaigre-Duny, “A proposito del sonetto di Lacan Hiatus irrationalis”, tr. it. Giacomo Conserva, 24 settembre 2012  dal sito  Kasparhauser  http://www.kasparhauser.net/giardinomente/lacan-pantarei.html).

Qui sopra: Sfere bipolari della cosmogonia di Böhme, da lui disegnate in Quaranta questioni sull’anima (1620).

La trascrizione della poesia che segue è quella della versione manoscritta indirizzata a Ferdinand Alquié. È apparsa, in una versione differente, sulla rivista “Le Phare de Neuilly”, n. 3-4, 1933 e in una versione ancora differente, in “Magazine Littéraire”, n. 121, 1977.

Hiatus irrationalis

Choses que coule en vous la sueur ou la sève,
Formes, que vous naissiez de la forge ou du sang,
Votre torrent n’est pas plus dense que mon rêve,
Et si je ne vous bats d’un désir incessant,

Je traverse votre eau, je tombe vers la grève
Où m’attire le poids de mon démon pensant;
Seul il heurte au sol dur sur quoi l’être s’élève,
Le mal aveugle et sourd, le dieu privé de sens (1).

Mais, sitôt que tout verbe a péri dans ma gorge,
Choses qui jaillissez (2) du sang ou de la forge,
Nature –, je me perds au flux d’un élément:

Celui qui couve en moi, le même vous soulève,
Formes que coule en vous la sueur ou la sève,
C’est le feu qui me fait votre immortel amant.

NOTE
(1) Nella versione del “Magazine Littéraire” questo verso manca, il che impedisce alla poesia di essere un sonetto. Nel “Phare de Neuilly”, l’articolo è sostituito entrambe le volte da «au».
(2) Nelle versioni di “ Le Phare de Neuilly” e del “Magazine Littéraire” presentano «que vous naissiez» al posto di «qui jaillissez».


Cose, che scorra in voi il sudore o la linfa,
forme, che voi nasciate dalla forgia o dal sangue,
il vostro torrente non è più denso del mio sogno.
E se non vi batto di un desiderio incessante

attraverso la vostra acqua, giungo alla riva
dove mi attira il peso del mio démone pensante;
solo urta il suolo duro da cui si eleva l’essere
il male cieco e sordo, il dio privo di pensiero.

Ma appena ogni parola è perita nella mia gola,
cose – che sgorghiate dal sangue o dalla forgia,
natura -, mi perdo nel flusso di un elemento:

Quello che cova in me, lo stesso vi solleva,
forme, che scorra in voi il sudore o la linfa,
è il fuoco che mi rende immortale vostro amante.

(Tr.it. di Giacomo Conserva)

Aurora Consurgens

Lo scontro-attrazione tra i due princìpi opposti, raffigurato nei manoscritti alchemici di Böhme: 

Aurora Consurgens.

 

One thought on “Hiatus irrationalis. Un sonetto di J. Lacan

  1. Cochonfucius ha detto:

    Uccello di Lacan === Un oiseau lacanien
    ———————————————-
    Le faucon lacanien est un buveur de sève,
    Il en fait du nectar, il la transforme en sang,
    Il est Horus, le dieu dont le monde est le rêve,
    Il parcourt le cosmos de son vol incessant,

    Il franchit la montagne et plane sur la grève
    Où voudraient l’affronter mille démons pensants ;
    Il tourne autour d’une île, il plonge et puis s’élève,
    C’est Horus le vainqueur, c’est Horus le puissant;

    Nul tigre ne surgit pour le mordre à la gorge,
    Il ne craint aucune arme issue d’humaine forge,
    Il est maître du temps comme des éléments.

    Le peuple contre lui jamais ne se soulève,
    Son prêtre dit pour lui des oraisons, sans trêve :
    Hathor, la Sainte Vache, en fera son amant.

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